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Sport 2000 Putz


2026-09-03
(c) Innocente Mentil, Bunker#deutscheversion #bunker3

Una spaziosa porta a vetri rinforzata da eleganti aste di alluminio, distanziata dalla strada da tre bassi gradini, introduce all’ampio locale attrezzato a bar: un massiccio bancone - dietro il quale si allineano bicchieri e bottiglie, disposti ordinatamente sulle caratteristiche mensole, con l’immancabile macchina per il caffè - fronteggia un’ordinata successione di tavoli, corredati da lunghe panche, che coprono gran parte della parete opposta e costituiscono una provvidenziale sistemazione per avventori capitati in un momento di particolare affollamento della sala superiore, la pizzeria propriamente detta, alla quale si accede salendo una pregiata scala di lucido rovere.




Ci troviamo nella pizzeria “Al Bunker”, il regno di Innocente, il valente “pizzaiolo” che a memoria d’uomo non ha mai rimandato deluso un cliente. Lo sguardo si allarga su un salone accogliente, sobrio e dai colori caldi, peculiari del legno che qui è stato impiegato in quantità considerevole, come si conviene ad un ambiente di montagna. Le ondate di calore espirate a tratti dal largo forno a legna che troneggia nell’angolo di fondo, un po’ defilato alla vista, avvolgono piacevolmente i clienti che occupano i tavoli disseminati nella sala con calcolata simmetria. Il soffitto è perlinato alla moda alpina, un’intera parete è traforata nella parte superiore da quattro finestroni affacciati sulla strada, esattamente disposti come i loro gemelli che, al di sotto, permettono alla luce naturale di illuminare il bar. Quadri, stampe, oggetti eterogenei in uso fino a non molto tempo addietro nei lavori agricoli o edili della comunità timavese, vecchie paia di sci, foto… c’è di tutto, appeso alle pareti o sistemato sopra il basamento di un bellissimo “fogolar” perennemente spento.



Abbiamo accennato agli sci, alle foto, ed ecco farsi più vivido, più luminoso il ricordo di Daniele Mentil, il papà di Innocente, e della sua adorata consorte Marisa.



Daniele è stato per Timau un regalo della sorte, un uomo che ha saputo coagulare attorno alla sua figura stima ed affetto, apprezzamento e rispetto. Non si creda di leggere le solite frasi fatte che la pietà umana dedica a coloro che hanno abbandonato questa vita e dei quali “nihil nisi bonum”, come dicevano i latini. Daniele è stato davvero un personaggio che si è legittimamente guadagnato l’ammirazione e la considerazione di tutte le persone che hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Sin dalla più giovane età, egli era entrato come lavorante nel panificio gestito da Graziano Silverio, rimanendovi per anni ed imparando tutti i segreti che trasformano un pezzo di pane qualsiasi in una quasi opera d’arte. Nel frattempo, egli coltivava anche le sue spiccate doti atletiche, impegnandosi con lusinghieri risultati in più d’una disciplina sportiva. Insegnante ed allenatore di sci di fondo, dedicava ai suoi allievi (segnatamente bambini) cure tanto premurose da spingere il suo impegno ad accompagnarli in lunghe ed onerose trasferte di gare da disputare nelle più svariate, e distanti, località alpine dell’Italia settentrionale: Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige e via viaggiando (detto per inciso, nel 1972 Daniele assaporerà una doppia gioia nelle vesti di allenatore-papà: sua figlia Lorena vincerà il titolo di campionessa italiana, cat. “Allievi”).



Al calcio, poi, aveva regalato quasi quindici anni di militanza, trascorsi con la gloriosa maglia di terzino sinistro del Timau sulle spalle. Sempre corretto, sempre generoso, un costante punto di riferimento umano e agonistico.



Nel 1958 Daniele sposa Marisa Puntel, una dolce ragazza di Cleulis, bella e fidata. La loro unione è allietata dalla nascita prima di Lorena, poi di Innocente ed infine di Michele. Passano gli anni, i due ragazzi più grandi si avviano ad imboccare le strade della vita, sotto la guida attenta di mamma e papà: Lorena studia da maestra, Innocente è alle medie (poi il lungimirante papà lo manderà a frequentare un corso di pizzaiolo a Udine), mentre Michele, il cucciolo della compagnia, è ancora troppo impegnato con i lavoretti dell’asilo e i giochi con i piccoli amichetti per preoccuparsi seriamente del suo avvenire. Chi si preoccupa, invece, e giustamente, dell’avvenire dei figli sono i genitori. Va bene che il profitto scolastico dei loro ragazzi è garanzia di confortevole riuscita nella ricerca di un impiego futuro, però è sempre meglio cautelarsi ed esplorare anche altre strade che possano assicurare una degna fonte di sostentamento. Ragionando in questa ottica, Daniele e Marisa decidono di lanciarsi in un’avventura che, se portata a buon fine, garantirà davvero un discreto futuro a chiunque di loro ne abbia bisogno.



Nel febbraio del 1978 viene inaugurata a Timau la pizzeria “Al Bunker”, così chiamata perché costruita sopra delle rocce gigantesche e nel puntiglioso rispetto di tutti i criteri antisismici, giusto quanto disposto dal perito Bruno Fumi di Cleulis, progettista e direttore dei lavori.



L’impresa nella quale si sono cacciati i due intrepidi coniugi è di quelle che fanno tremare vene e polsi. Già aprire una pizzeria a Timau, piccolo paese che comincia a mostrare i primi segni di una contrazione demografica che avrà una drammatica conferma negli anni a venire, sembra azzardo grosso; se a ciò si aggiunge la circostanza che, per reperire i soldi necessari ad avviare la loro attività, Daniele e Marisa avevano dovuto dar fondo a tutto il credito che riscuotevano presso banche e privati, divenendo debitori di somme davvero ragguardevoli, beh, se qualcuno allora avesse pensato che l’iniziativa dei due temerari era stata suggerita da un raptus di follia allo stato puro, non avrebbe avuto tutti i torti!



E invece, guarda come vanno a volte le cose del mondo!, la pizzeria incontra sin da subito il favore della clientela che cresce a vista d’occhio, ingrossata com’è da buongustai austriaci che si sobbarcano di buon grado la fatica di affrontare i due versanti di passo Monte Croce pur di gustare una pizza che sembra ammannita da un pizzaiolo di Napoli, notoriamente la capitale morale di quel saporito alimento. Un vento favorevole, dunque, gonfia le vele della navicella appena varata e sembra sospingerla in acque sempre più azzurre, allorché il destino vibra un colpo di inaudita violenza sulle speranze presenti e future dell’operosa famigliola.



In un maledetto pomeriggio di lunedì 25 giugno del 1979, Daniele e Marisa incappano in uno spaventoso incidente stradale. Lei decede quasi subito, lui sopravvive tre giorni, poi la morte lo ricongiunge alla sua sventurata moglie. Avevano solo quarant’anni.



Timau è letteralmente “choccata” dall’avvenimento. Al sincero, profondo cordoglio per la tragica dipartita di due persone così buone e laboriose, si aggiunge lo sgomento per la terribile situazione in cui di colpo sono venuti a trovarsi i tre giovanissimi orfani, improvvisamente catapultati in una dimensione da incubo. Come si presenterà il loro avvenire? Che cosa sarà della pizzeria, un’attività che i loro previdenti genitori avevano immaginato come una sorta di polizza stipulata a salvaguardia del futuro economico di ciascuno dei figli? In quei giorni di stordita incredulità, i timavesi, ma proprio tutti i timavesi presenti in paese o sparpagliati per il mondo a lavorare, scrivono la pagina forse più bella del loro già ricco curriculum di persone generose ed altruiste. Si assiste ad una gara di solidarietà cui sembra persino impossibile credere. Aiuti in denaro confluiscono su un conto aperto in paese a favore dei tre ragazzi, le banche confermano il credito, un gruppo di amici dall’animo nobile si occupa di mettere ordine nei conti della pizzeria, garantendo personalmente una eventuale esposizione economica… insomma accade qualcosa di eccezionale, di toccante che alla fine sfocia nell’epilogo da tutti auspicato: la pizzeria è salva, adesso tocca ai tre fratelli uscire alla ribalta e continuare nell’opera avviata dal loro papà e dalla loro mamma.



E così è. Lorena, Innocente e Michele ricacciano indietro le lacrime e stringono i denti: i timavesi si accorgeranno ben presto che le loro amorevoli cure non sono state sprecate per dei pulcini bagnati. La pizzeria andrà avanti.



Si vede allora Lorena, diciannovenne, alternare i suoi impegni di insegnante scolastica (si era brillantemente diplomata maestra l’anno prima) al lavoro nel locale, affrontando mansioni che vanno dalla ragazza “tuttofare” in sala all’esperta in faccende di amministrazione (a proposito, è da sottolineare il prezioso apporto fornito in tal senso da Adriano Mentil); Innocente, diciotto anni, pizzaiolo dalla prima ora, si supera nell’applicazione degli insostituibili ammaestramenti di papà Daniele in fatto di preparazione e cottura delle pizze; Michele, appena dieci anni!, suscita profonda tenerezza mentre si ingegna a fare da barman e cassiere (quante volte sono gli stessi clienti ad aiutarlo a mescere le bevande richieste, oppure a contare i soldi del resto…).



Sant’Agostino afferma che il Signore non manda mai una croce più pesante di quella che si riesca a sopportare: sarà per questo, sarà per chissà cosa, ma lentamente i tre sventurati si riprendono e, sempre discretamente seguiti dal buon cuore di tante persone, portano la pizzeria ad imboccare nuovamente la strada della speranza, grazie a immani sacrifici affrontati con un coraggio incredibile in ragazzi agli albori dell’esistenza.



Lorena si è nel frattempo sposata e parte da Timau per seguire il marito. Innocente, nel 1981, si sposa a sua volta con Bettina, una donna seria ed assennata che gli regala Mirko e si prende anche cura di Michele, undicenne costretto a diventare adulto nel soffio di un amen. Finalmente anche per la nostra devastata famiglia torna una parvenza di sereno. I giorni dell’acerbo dolore sono gelosamente custoditi in quell’angolo di cuore che serba, incancellabile, il dolce sorriso di chi ci ha lasciati per crudele capriccio del destino. Lorena, Innocente e Michele sono ormai in grado di decidere da soli delle loro scelte.



Di Lorena, insegnante, e di Innocente, re del “Bunker”, abbiamo detto: cosa ne è stato di Michele, la figura più commovente di tutti? Ebbene, anche il cucciolo si è fatto adulto. Nel 1993, Michele sposa Michela (maggiore identità di gusti una coppia non potrebbe mostrare…) e con lei apre sul lago di Cavazzo la pizzeria “Bunker 2”, esplicito omaggio all’indimenticato papà, e la bruschetteria “Bunker 3”. Dopo qualche anno, la “Bunker 2” viene eliminata, mentre la “Bunker 3”, spostata in nuovi e più ampi locali a Trasaghis, è trasformata in pizzeria-ristorante, rinomata e ben frequentata, e resta l’unico locale gestito dalla coppia, alla quale si è aggiunto, in qualità di valido aiutante, il baldo figliolo Alessio.



E siamo ai giorni nostri, reduci da un veloce viaggio che ha preso le mosse giusto trent’anni fa. Dedichiamo ancora qualche minuto al “Bunker” di Timau.



Innocente continua a deliziare gli avventori che ne scoprono ogni tanto gli umori creativi attraverso la degustazione di pizze nuove e dai gusti innovativi. Qualche esempio? Partiamo dalla pizza “Guido”, già presente in menù dagli anni ’80: su un soffice cuscino di pasta sapientemente lavorata riposa, circondato da un croccante bordo rialzato, uno stuzzicante impasto di prosciutto, funghi, gorgonzola, salamino, würstel e cipolla. Assaggiamo la “Valentina”? Ecco in tavola un raffinato connubio di gusti per palati scelti: gorgonzola, mais, salamino, cipolla e rucola. Reclamando a sua volta un minimo di attenzione, ci tira per la giacca “Simona”, con i suoi sapori forti e robusti, ingentiliti da un velo di formaggio di vaglia: prosciutto, funghi, gorgonzola, salamino, cipolla e capperi. Non si può, poi, ignorare un prodotto dell’estro di Innocente che, non a caso, ha voluto intitolare “Chef” una delle sue composizioni più riuscite a base di salamino, larghe e sottili fette di prosciutto S. Daniele, una rugiada di rucola, pomodorini e mozzarelline.



Basta, l’esercizio della descrizione senza degustazione comincia a diventare una sofferenza. Però, non è permesso abbandonare l’argomento senza rendere i dovuti onori alla pizza regina, quella battezzata addirittura con il nome del locale, la “Bunker”: prosciutto, funghi, carciofi, peperoni, würstel e salamino. Quelle citate sono solo alcune delle specialità che Innocente “sforna” (è letteralmente il termine giusto) a delizia delle papille gustative dei suoi clienti e comunque la loro particolareggiata presentazione dovrebbe bastare a spiegare il grande successo che riscuote al di qua e al di là delle Alpi la pizzeria “Al Bunker”. Per i più golosi aggiungiamo che Dania e Francesca, le brave e belle collaboratrici dello chef, possono all’occorrenza servire raffinati dolci (tiramisù, panna cotta, tartufi e affogati al caffè o al whisky). Va da sé che sono inoltre a disposizione vini comuni e di marca, bibite, birre, amari e grappe.



Credo di aver detto abbastanza; se non altro, ho tentato di raccontare la parte più significativa della travagliata storia della pizzeria di Timau. Io ci vado più che volentieri, sapendo che ne uscirò invariabilmente soddisfatto. Beh, quasi soddisfatto, se devo essere del tutto sincero, perché ogni volta che varco la soglia del bar provo un istintivo moto di fastidio dovuto al fatto che in cima al banco sono esposti trofei e sciarpe la cui vista, almeno ai miei occhi di milanista, è paragonabile alla comparsa improvvisa di un mal di denti: si tratta di cimeli interisti!



Vi assicuro, comunque, che Innocente prepara delle pizze così buone che non smetterò mai di andare a mangiarle, neanche se me ne presentasse qualcuna con la farcitura nerazzurra….



Rocco Tedino



(c) innocente mentil, al bunker
Seit 1.1.2024 hat der Bunker leider geschlossen.


„Al Bunker“ - Die Geschichte der Pizzeria von Timau

Eine geräumige Glastür, verstärkt durch elegante Aluminiumstreben und durch drei niedrige Stufen von der Straße abgesetzt, führt in den großzügigen, als Bar eingerichteten Raum: Eine massive Theke – hinter der Gläser und Flaschen ordentlich auf den charakteristischen Regalen aufgereiht sind, zusammen mit der unverzichtbaren Kaffeemaschine – steht einer geordneten Reihe von Tischen mit langen Bänken gegenüber, die einen Großteil der gegenüberliegenden Wand einnehmen und eine willkommene Sitzgelegenheit für Gäste bieten, die zu einem Zeitpunkt eintreffen, an dem der obere Saal besonders voll ist. Dort befindet sich die eigentliche Pizzeria, die man über eine hochwertige Treppe aus glänzender Eiche erreicht.



Wir befinden uns in der Pizzeria „Al Bunker“, dem Reich von Innocente, jenem tüchtigen „Pizzaiolo“, der seit Menschengedenken noch keinen Gast enttäuscht nach Hause geschickt hat. Der Blick schweift durch einen einladenden, schlichten Saal mit warmen Farbtönen, wie sie für das Holz typisch sind, das hier in beträchtlichen Mengen verwendet wurde, ganz wie es sich für ein Lokal in den Bergen gehört. Die Hitzewellen, die von Zeit zu Zeit aus dem breiten Holzofen strömen, der etwas abseits vom Blickfeld in der hinteren Ecke thront, umhüllen angenehm die Gäste an den Tischen, die in wohlüberlegter Symmetrie im Raum verteilt sind. Die Decke ist nach alpiner Art mit Holz verkleidet; eine ganze Wand wird im oberen Bereich von vier großen Fenstern durchbrochen, die zur Straße hinausgehen und genau über ihren Gegenstücken liegen, durch die weiter unten das natürliche Licht in die Bar fällt. Bilder, Drucke, verschiedenste Gegenstände, die bis vor nicht allzu langer Zeit bei den landwirtschaftlichen oder handwerklichen Arbeiten der Gemeinschaft von Timau verwendet wurden, alte Skipaare, Fotos … es gibt von allem etwas, an den Wänden aufgehängt oder auf dem Sockel eines wunderschönen, stets unbenutzten „Fogolar“ aufgestellt.



Wir haben die Skier und die Fotos erwähnt, und schon wird die Erinnerung an Daniele Mentil, den Vater von Innocente, und an seine geliebte Frau Marisa lebendiger und heller.



Daniele war für Timau ein Geschenk des Schicksals, ein Mann, der es verstand, Achtung und Zuneigung, Wertschätzung und Respekt um seine Person zu vereinen. Man möge nicht glauben, hier jene üblichen Floskeln zu lesen, die menschliches Mitgefühl all jenen widmet, die aus diesem Leben geschieden sind und über die „nihil nisi bonum“ – nichts als Gutes – gesagt werden soll, wie schon die Lateiner sagten. Daniele war wirklich eine Persönlichkeit, die sich die Bewunderung und Wertschätzung all jener Menschen redlich verdient hatte, die das Privileg hatten, ihn kennenzulernen. Schon in jungen Jahren hatte er als Arbeiter in der von Graziano Silverio geführten Bäckerei begonnen, war dort jahrelang geblieben und hatte alle Geheimnisse erlernt, die aus einem gewöhnlichen Stück Brot beinahe ein Kunstwerk machen. Gleichzeitig pflegte er seine ausgeprägten sportlichen Fähigkeiten und erzielte in mehreren Sportarten beachtliche Erfolge. Als Lehrer und Trainer im Langlauf kümmerte er sich mit solcher Hingabe um seine Schüler – insbesondere um die Kinder –, dass er sie auf lange und beschwerliche Fahrten zu Wettkämpfen in die verschiedensten und weit entfernten Alpenregionen Norditaliens begleitete: ins Aostatal, ins Piemont, in die Lombardei, nach Trentino-Südtirol und immer weiter. Nebenbei sei erwähnt, dass Daniele 1972 als Trainer und Vater eine doppelte Freude erleben sollte: Seine Tochter Lorena gewann den italienischen Meistertitel in der Kategorie „Allievi“.



Auch dem Fußball hatte er fast fünfzehn Jahre seines Lebens gewidmet, die er im ruhmreichen Trikot des Timau als linker Verteidiger verbrachte. Immer fair, immer großzügig, war er menschlich wie sportlich ein beständiger Bezugspunkt.



1958 heiratet Daniele Marisa Puntel, ein liebenswertes Mädchen aus Cleulis, schön und zuverlässig. Ihre Ehe wird zunächst durch die Geburt von Lorena, dann von Innocente und schließlich von Michele bereichert. Die Jahre vergehen, die beiden älteren Kinder beginnen, unter der aufmerksamen Führung von Mutter und Vater ihren Weg ins Leben einzuschlagen: Lorena lässt sich zur Lehrerin ausbilden, Innocente besucht die Mittelschule – später wird ihn sein vorausschauender Vater zu einem Pizzaiolo-Kurs nach Udine schicken –, während Michele, das Nesthäkchen der Familie, noch viel zu sehr mit den Bastelarbeiten im Kindergarten und den Spielen mit seinen kleinen Freunden beschäftigt ist, um sich ernsthaft Gedanken über seine Zukunft zu machen. Gedanken über die Zukunft der Kinder machen sich hingegen, und das zu Recht, die Eltern. Gewiss, die schulischen Leistungen ihrer Kinder versprechen gute Voraussetzungen für eine spätere Beschäftigung, doch es ist immer besser, Vorsorge zu treffen und auch andere Wege zu erkunden, die eine würdige Lebensgrundlage sichern könnten. Aus dieser Überlegung heraus beschließen Daniele und Marisa, sich in ein Abenteuer zu stürzen, das, sollte es erfolgreich sein, tatsächlich jedem von ihnen, der es einmal benötigen sollte, eine solide Zukunft gewährleisten würde.



Im Februar 1978 wird in Timau die Pizzeria „Al Bunker“ eröffnet. Ihren Namen erhält sie, weil sie auf riesigen Felsen errichtet und unter peinlich genauer Einhaltung sämtlicher Erdbebenschutzvorschriften gebaut wurde, ganz nach den Vorgaben des Sachverständigen Bruno Fumi aus Cleulis, der als Planer und Bauleiter fungierte.



Das Unternehmen, auf das sich die beiden unerschrockenen Eheleute eingelassen haben, ist eines von jener Art, bei der einem Angst und Bange werden kann. Schon die Eröffnung einer Pizzeria in Timau, einem kleinen Dorf, das erste Anzeichen eines Bevölkerungsrückgangs zeigt, der sich in den folgenden Jahren dramatisch bestätigen wird, erscheint als großes Wagnis. Hinzu kommt, dass Daniele und Marisa, um das für den Start ihres Unternehmens notwendige Geld aufzubringen, sämtliche Kredite ausschöpfen mussten, die ihnen Banken und Privatpersonen gewährten, und dadurch beträchtliche Schulden auf sich nahmen. Nun, hätte damals jemand gedacht, die Initiative der beiden Wagemutigen sei einem Anfall reinen Wahnsinns entsprungen, hätte er damit nicht völlig unrecht gehabt!



Doch manchmal nehmen die Dinge dieser Welt eben einen unerwarteten Lauf! Die Pizzeria findet von Anfang an großen Anklang bei den Gästen, deren Zahl zusehends wächst. Unter ihnen befinden sich zahlreiche österreichische Feinschmecker, die bereitwillig die Mühe auf sich nehmen, die beiden Seiten des Plöckenpasses zu bewältigen, nur um eine Pizza zu genießen, die von einem Pizzaiolo aus Neapel zu stammen scheint, jener Stadt, die bekanntlich als moralische Hauptstadt dieses schmackhaften Gerichts gilt. Ein günstiger Wind bläht also die Segel des gerade erst zu Wasser gelassenen Schiffchens und scheint es in immer blauere Gewässer zu treiben, als das Schicksal mit ungeheurer Gewalt die Hoffnungen der fleißigen Familie für Gegenwart und Zukunft trifft.



An einem verhängnisvollen Montagnachmittag, dem 25. Juni 1979, geraten Daniele und Marisa in einen schrecklichen Verkehrsunfall. Sie stirbt fast sofort, er überlebt noch drei Tage, dann vereint ihn der Tod wieder mit seiner unglücklichen Frau. Sie waren erst vierzig Jahre alt.



Timau steht unter Schock. Zur aufrichtigen, tiefen Trauer über den tragischen Tod zweier so guter und fleißiger Menschen kommt die Bestürzung über die schreckliche Lage, in der sich plötzlich ihre drei noch sehr jungen Waisen wiederfinden, die unvermittelt in eine albtraumhafte Wirklichkeit gestoßen wurden. Wie wird ihre Zukunft aussehen? Was wird aus der Pizzeria, jenem Betrieb, den ihre vorausschauenden Eltern als eine Art Versicherung zum Schutz der wirtschaftlichen Zukunft jedes ihrer Kinder gedacht hatten?



In diesen Tagen fassungsloser Betäubung schreiben die Menschen von Timau – wirklich alle, die sich im Dorf befinden oder irgendwo in der Welt ihrer Arbeit nachgehen – vielleicht die schönste Seite in der ohnehin reichen Geschichte ihrer Großzügigkeit und Hilfsbereitschaft. Es beginnt ein Wettlauf der Solidarität, den man beinahe für unglaublich halten könnte. Geldspenden fließen auf ein im Ort eingerichtetes Konto zugunsten der drei Kinder, die Banken bestätigen ihre Kreditzusagen, eine Gruppe von Freunden mit großem Herzen kümmert sich darum, die Finanzen der Pizzeria zu ordnen und übernimmt persönlich die Garantie für mögliche finanzielle Verpflichtungen … kurz gesagt, es geschieht etwas Außergewöhnliches und Bewegendes, das schließlich in jenem Ausgang mündet, den alle erhofft hatten: Die Pizzeria ist gerettet. Nun liegt es an den drei Geschwistern, ins Rampenlicht zu treten und das Werk fortzuführen, das ihr Vater und ihre Mutter begonnen hatten.



Und so geschieht es. Lorena, Innocente und Michele schlucken ihre Tränen hinunter und beißen die Zähne zusammen: Schon bald werden die Menschen von Timau erkennen, dass ihre liebevolle Fürsorge nicht an drei hilflosen Küken verschwendet worden ist. Die Pizzeria wird weitergeführt.



So sieht man die neunzehnjährige Lorena ihre Tätigkeit als Lehrerin – sie hatte im Jahr zuvor mit ausgezeichnetem Erfolg ihr Diplom erworben – mit der Arbeit im Lokal verbinden. Dort übernimmt sie Aufgaben, die vom „Mädchen für alles“ im Service bis hin zur Fachkraft für Verwaltungsangelegenheiten reichen. In diesem Zusammenhang ist auch der wertvolle Beitrag von Adriano Mentil hervorzuheben. Innocente, achtzehn Jahre alt und Pizzaiolo der ersten Stunde, übertrifft sich selbst bei der Umsetzung der unersetzlichen Lehren seines Vaters Daniele über die Zubereitung und das Backen der Pizzen. Michele, gerade einmal zehn Jahre alt!, rührt die Menschen zutiefst, während er sich bemüht, als Barkeeper und Kassierer zu arbeiten – wie oft sind es die Gäste selbst, die ihm helfen, die bestellten Getränke einzuschenken oder das Wechselgeld abzuzählen …



Der heilige Augustinus sagt, der Herr schicke niemals ein Kreuz, das schwerer sei, als man es tragen könne. Ob es daran liegt oder an etwas anderem, wer weiß – jedenfalls erholen sich die drei vom Schicksal Gezeichneten langsam und bringen, weiterhin unaufdringlich unterstützt von der Herzensgüte vieler Menschen, die Pizzeria wieder auf den Weg der Hoffnung. Dies gelingt ihnen dank gewaltiger Opfer, denen sie sich mit einem Mut stellen, der bei so jungen Menschen am Anfang ihres Lebens unglaublich erscheint.



Lorena hat inzwischen geheiratet und verlässt Timau, um ihrem Mann zu folgen. Innocente wiederum heiratet 1981 Bettina, eine ernsthafte und besonnene Frau, die ihm Mirko schenkt und sich zugleich um Michele kümmert, der mit seinen elf Jahren gezwungen ist, im Handumdrehen erwachsen zu werden. Endlich kehrt auch für unsere schwer geprüfte Familie ein Anflug von heiterem Himmel zurück. Die Tage des bitteren Schmerzes werden sorgsam in jenem Winkel des Herzens bewahrt, der unauslöschlich das liebe Lächeln jener Menschen in sich trägt, die uns durch eine grausame Laune des Schicksals verlassen haben. Lorena, Innocente und Michele sind inzwischen in der Lage, ihre Entscheidungen selbst zu treffen.



Über Lorena, die Lehrerin, und über Innocente, den König des „Bunker“, haben wir gesprochen. Doch was ist aus Michele geworden, der wohl bewegendsten Figur von allen? Nun, auch das Nesthäkchen ist erwachsen geworden. 1993 heiratet Michele Michela – eine größere Übereinstimmung im Geschmack könnte ein Paar wohl kaum beweisen … – und eröffnet mit ihr am Cavazzo-See die Pizzeria „Bunker 2“, eine ausdrückliche Hommage an den unvergessenen Vater, sowie die Bruschetteria „Bunker 3“. Einige Jahre später wird das „Bunker 2“ aufgegeben, während das „Bunker 3“ in neue und größere Räumlichkeiten nach Trasaghis verlegt und in eine bekannte und gut besuchte Pizzeria mit Restaurant umgewandelt wird. Es bleibt das einzige Lokal des Paares, das inzwischen von seinem tüchtigen Sohn Alessio unterstützt wird.



Und damit sind wir in der Gegenwart angekommen, nach einer kurzen Reise, die vor genau dreißig Jahren ihren Ausgang genommen hat. Widmen wir dem „Bunker“ von Timau noch einige Minuten.



Innocente verwöhnt weiterhin seine Gäste, die von Zeit zu Zeit seine kreative Ader entdecken dürfen, indem sie neue Pizzen mit innovativen Geschmacksrichtungen probieren. Einige Beispiele? Beginnen wir mit der Pizza „Guido“, die bereits seit den 1980er-Jahren auf der Speisekarte steht: Auf einem weichen Kissen aus meisterhaft verarbeitetem Teig ruht, umgeben von einem knusprigen erhöhten Rand, eine verlockende Mischung aus Schinken, Pilzen, Gorgonzola, Salami, Würstel und Zwiebeln.



Probieren wir die „Valentina“? Da kommt eine raffinierte Verbindung von Aromen für anspruchsvolle Gaumen auf den Tisch: Gorgonzola, Mais, Salami, Zwiebeln und Rucola.



Auch die „Simona“ fordert ein wenig Aufmerksamkeit und zupft uns gewissermaßen am Ärmel: Ihre kräftigen, markanten Aromen werden durch einen Hauch hochwertigen Käses verfeinert – Schinken, Pilze, Gorgonzola, Salami, Zwiebeln und Kapern.



Und schließlich darf man eine Kreation aus Innocentes Einfallsreichtum nicht übergehen, der nicht zufällig eine seiner gelungensten Kompositionen „Chef“ genannt hat: mit Salami, breiten und dünnen Scheiben San-Daniele-Schinken, einem Hauch Rucola, kleinen Tomaten und Mozzarellakügelchen.



Genug! Das Beschreiben ohne Probieren beginnt langsam zur Qual zu werden. Doch wir dürfen das Thema nicht verlassen, ohne der Königin unter den Pizzen die gebührende Ehre zu erweisen, jener Pizza, die sogar den Namen des Lokals trägt: die „Bunker“ – mit Schinken, Pilzen, Artischocken, Paprika, Würstel und Salami.



Die genannten Pizzen sind nur einige der Spezialitäten, die Innocente „aus dem Ofen zaubert“ – hier ist der Ausdruck wirklich wörtlich zu verstehen – und damit die Geschmacksknospen seiner Gäste erfreut. Ihre ausführliche Beschreibung dürfte jedenfalls genügen, um den großen Erfolg zu erklären, den die Pizzeria „Al Bunker“ diesseits und jenseits der Alpen genießt.



Für die besonders Naschhaften sei hinzugefügt, dass Dania und Francesca, die tüchtigen und hübschen Mitarbeiterinnen des Chefs, bei Bedarf feine Desserts servieren können: Tiramisù, Panna cotta, Trüffeldesserts und Affogati mit Kaffee oder Whisky. Selbstverständlich stehen außerdem einfache und hochwertige Weine, alkoholfreie Getränke, Bier, Bitterliköre und Grappa zur Verfügung.



Ich glaube, ich habe genug erzählt; zumindest habe ich versucht, den bedeutendsten Teil der bewegten Geschichte der Pizzeria von Timau wiederzugeben. Ich selbst gehe mehr als gerne dorthin, denn ich weiß, dass ich jedes Mal zufrieden wieder hinausgehen werde.



Nun ja, fast zufrieden, wenn ich ganz ehrlich sein soll. Denn jedes Mal, wenn ich die Schwelle zur Bar überschreite, verspüre ich unwillkürlich einen gewissen Unmut angesichts der Tatsache, dass oben auf der Theke Trophäen und Schals ausgestellt sind, deren Anblick für meine Augen als Milan-Fan ungefähr mit einem plötzlich auftretenden Zahnschmerz vergleichbar ist: Es handelt sich nämlich um Erinnerungsstücke von Inter!



Ich versichere euch jedoch, dass Innocente so gute Pizzen zubereitet, dass ich niemals aufhören werde, dort essen zu gehen – selbst dann nicht, wenn er mir eines Tages eine mit schwarz-blauem Belag servieren sollte …



Rocco Tedino



AL BUNKER 3

Michele Mentil
Via Onorio De Luca, 68
330100 Trasaghis UD, Italia
+39 0432 984536




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2026-04-29
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2026-03-26

Die letzten rund zwei Jahrzehnte unter Peter Kaiser lassen sich aus Sicht einer Gemeinde wie Kötschach-Mauthen differenziert und vielschichtig bewerten. Gerade periphere Regionen wie das obere Gailtal sind ein guter Gradmesser dafür, wie Landespolitik im Alltag wirkt – nicht nur in Zahlen, sondern in Lebensqualität, Perspektiven und Zukunftschance.



Positive Entwicklungen

Ein wesentlicher Erfolg der Ära Kaiser war die politische und finanzielle Stabilisierung Kärntens nach der Hypo-/Heta-Krise. Diese Altlast hatte das Bundesland massiv eingeschränkt. Die schrittweise Befreiung daraus bedeutete, dass wieder Handlungsspielräume für Investitionen entstanden sind. Für Gemeinden wie Kötschach-Mauthen ist das entscheidend, weil sie stark von Landesförderungen abhängig sind – sei es bei Infrastruktur, Bildung oder sozialen Leistungen.

Im sozialen Bereich setzte die Landesregierung unter Kaiser stark auf Absicherung und Ausgleich. Maßnahmen wie die Abschaffung des Pflegeregresses oder Unterstützungen für Familien hatten gerade im ländlichen Raum spürbare Effekte. In Regionen mit älterer Bevölkerung, wie dem Gailtal, sind Pflegekosten ein zentrales Thema. Hier wurde vielen Angehörigen ein erheblicher finanzieller Druck genommen.

Auch die Gesundheitsversorgung blieb ein Schwerpunkt. Für Kötschach-Mauthen ist insbesondere das LKH Laas von Bedeutung. Der politische Wille, regionale Gesundheitsstandorte zu erhalten, wurde grundsätzlich beibehalten, auch wenn immer wieder Diskussionen über Strukturreformen aufkamen. Die Sicherung solcher Einrichtungen ist für die Lebensqualität in abgelegenen Regionen zentral, da lange Wege zu größeren Zentren oft eine echte Belastung darstellen.

Im Bereich Bildung und Kinderbetreuung wurden ebenfalls Fortschritte erzielt. Der Ausbau von Kinderbetreuungseinrichtungen und Unterstützungsleistungen sollte dazu beitragen, Familien im Land zu halten. Für kleinere Gemeinden ist das ein wichtiger Faktor im Kampf gegen Abwanderung.

Positiv zu bewerten ist auch die Unterstützung für erneuerbare Energie und nachhaltige Entwicklung. Kötschach-Mauthen gilt als Vorzeigegemeinde im Bereich Energieautarkie. Die generelle Ausrichtung der Landespolitik hin zu Klimaschutz und regionaler Energieproduktion hat solche Initiativen eher gestärkt als behindert.

Darüber hinaus profitierte Kärnten insgesamt von großen Infrastrukturprojekten wie der Koralmbahn. Auch wenn Kötschach-Mauthen nicht direkt angebunden ist, verbessert sich langfristig die wirtschaftliche Vernetzung des Bundeslandes. Indirekt kann das auch peripheren Regionen Chancen eröffnen, etwa im Tourismus oder bei der Ansiedlung von Betrieben.

Ein oft unterschätzter Punkt ist die politische Kultur unter Kaiser. Er setzte stark auf Konsens, Dialog und Stabilität. Nach den konfliktreichen Jahren zuvor wurde Kärnten politisch ruhiger und berechenbarer. Für Gemeinden bedeutet das verlässlichere Rahmenbedingungen und weniger abrupt wechselnde Prioritäten.



Negative Entwicklungen und Kritik

Trotz dieser positiven Aspekte zeigen sich aus Sicht von Kötschach-Mauthen auch deutliche Defizite. Der wohl gravierendste Punkt ist die unzureichende Verkehrsinfrastruktur im ländlichen Raum. Die Einstellung der Gailtalbahn war ein massiver Rückschritt. Damit verlor die Region nicht nur ein Verkehrsmittel, sondern auch einen wichtigen Standortfaktor. Der Ersatz durch Busverbindungen konnte diesen Verlust nur teilweise kompensieren.

Besonders stark verschärft hat sich die Situation durch die wiederholten Sperren der Plöckenstraße seit dem 2. Dezember 2023. Diese wichtige Verbindung über den Plöckenpass nach Italien ist für Kötschach-Mauthen nicht nur eine Verkehrsroute, sondern eine Lebensader für Wirtschaft, Pendler und Tourismus. Durch Felsstürze, Witterungsschäden und Sicherheitsprobleme kommt es seither immer wieder zu längeren Sperren oder Einschränkungen.

Die Auswirkungen sind erheblich: Unternehmen verlieren Kunden und Liefermöglichkeiten, der Tourismus leidet unter der schlechteren Erreichbarkeit, und für Pendler verlängern sich Wege massiv. Die Region wird dadurch noch stärker in eine verkehrstechnische Randlage gedrängt. Viele Einwohner empfinden, dass die Problematik zwar erkannt, aber nicht mit der nötigen Dringlichkeit und Konsequenz gelöst wird.

In diesem Zusammenhang wird auch das fehlende klare Bekenntnis zum Plöckentunnel zunehmend kritisch gesehen. Ein solcher Tunnel gilt seit Jahren als mögliche Lösung für eine ganzjährig sichere, wetterunabhängige Verbindung nach Süden. Aus Sicht vieler Menschen in Kötschach-Mauthen wäre er ein strategisches Infrastrukturprojekt mit enormer Bedeutung für die Zukunft der Region.

Das Verhalten von Landeshauptmann Kaiser wird dabei häufig als zu zurückhaltend oder schweigend wahrgenommen. Während lokale Akteure und Teile der Bevölkerung den Tunnel aktiv fordern, fehlt aus Sicht der Region ein starkes politisches Signal auf Landesebene. Dieses Schweigen wird als Ausdruck fehlender Priorität interpretiert und verstärkt das Gefühl, dass periphere Regionen nicht ausreichend gehört werden.

Die Folge ist eine wachsende Frustration in der Bevölkerung, weil ein zentrales Zukunftsthema ungelöst bleibt. Gerade im Kontext der wiederkehrenden Straßensperren wirkt das Ausbleiben einer langfristigen Lösung besonders schwer.

Neben der Verkehrsthematik bleibt auch die anhaltende Abwanderung ein Problem. Trotz Fördermaßnahmen gelingt es nur bedingt, junge Menschen in der Region zu halten. Arbeitsplätze mit Perspektive fehlen oft, und viele wandern in die Zentralräume Kärntens oder darüber hinaus ab.

Auch wirtschaftlich bleibt das obere Gailtal eine strukturschwache Region. Tourismus, Landwirtschaft und kleinere Gewerbebetriebe bilden die Basis, doch größere wirtschaftliche Impulse sind selten. Kritiker werfen der Landesregierung vor, zu stark auf zentrale Ballungsräume zu setzen und ländliche Regionen nicht ausreichend gezielt zu entwickeln.

Ein weiterer Kritikpunkt betrifft die Prioritätensetzung bei Großprojekten. Während Projekte wie die Koralmbahn enorme Mittel binden, fühlen sich kleinere Gemeinden oft vernachlässigt. Für die Bevölkerung vor Ort sind jedoch funktionierende regionale Verkehrsverbindungen und Infrastrukturprojekte wie der Plöckentunnel von deutlich unmittelbarer Bedeutung.

Zudem wird Kaisers politischer Stil teilweise als zu vorsichtig und wenig reformorientiert kritisiert. Die starke Ausrichtung auf Konsens führt zwar zu Stabilität, kann aber auch notwendige, tiefgreifende Veränderungen verzögern. Gerade in Bereichen wie Regionalentwicklung oder Infrastruktur hätten sich viele mehr Entschlossenheit gewünscht.



Gesamtbewertung aus Sicht von Kötschach-Mauthen

Aus regionaler Perspektive ergibt sich ein insgesamt gemischtes, aber klar konturiertes Bild. Die Ära Kaiser war geprägt von Stabilität, sozialer Absicherung und einer moderaten Weiterentwicklung Kärntens. Viele grundlegende Leistungen wurden gesichert und teilweise verbessert.

Gleichzeitig treten die strukturellen Schwächen ländlicher Regionen besonders deutlich hervor – und die Situation rund um die Plöckenstraße wirkt dabei wie ein Brennglas. Sie zeigt, wie entscheidend funktionierende, ganzjährig sichere Verkehrsverbindungen für die Zukunft einer Region sind.

Für Kötschach-Mauthen bedeutet die Bilanz daher: solide Rahmenbedingungen im Sozialen und in der Verwaltung, aber zu wenig Fortschritt bei zentralen Zukunftsfragen wie Infrastruktur, Erreichbarkeit und wirtschaftlicher Entwicklung. Das ungelöste Thema Plöckentunnel steht sinnbildlich für diese Problematik.

Insgesamt hat die Landespolitik unter Kaiser Kärnten stabilisiert, aber aus Sicht des oberen Gailtals zu wenig getan, um die Region nachhaltig zu stärken und aus ihrer Randlage zu führen. Die kommenden Jahre werden entscheidend sein, ob hier ein Umdenken erfolgt – oder ob zentrale Chancen weiterhin ungenutzt bleiben.




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2026-03-26

Hier kommt BOBmagazine!

Das BOBmagazine ist eine moderne, digitale Bühne, die den gesamten Südalpenraum zwischen Felbertauern und Grado in seiner beeindruckenden Vielfalt sichtbar und erlebbar macht. Auf rund 100 Seiten bündelt es die Faszination der Alpe-Adria-Region und bietet einen inspirierenden Überblick über besondere Plätze, Veranstaltungen und einzigartige Orte, die diese grenzüberschreitende Landschaft prägen.

Im Mittelpunkt steht ein sorgfältig kuratiertes „Best of“ aus Kultur, Sport, Kulinarik, Events und lebendiger Tradition. Von eindrucksvollen Naturräumen über regionale Spezialitäten bis hin zu kulturellen Höhepunkten und sportlichen Erlebnissen – das BOBmagazine lädt dazu ein, Bekanntes neu zu entdecken und Unbekanntes kennenzulernen. Es zeigt die Region aus unterschiedlichen Perspektiven und macht ihre Besonderheiten für Einheimische und für Gäste gleichermaßen zugänglich.



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Darüber hinaus leistet das BOBmagazine einen wichtigen Beitrag zur grenzüberschreitenden Zusammenarbeit. Es verbindet Regionen, Menschen und Angebote über Ländergrenzen hinweg und trägt aktiv zur gemeinsamen Aufwertung des gesamten Südalpenraums bei – als lebendiger Raum für Begegnung, Austausch und nachhaltige Entwicklung.



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Il BOBmagazine è un palcoscenico digitale moderno che rende visibile e tangibile l’intero spazio delle Alpi meridionali tra il Felbertauern e Grado nella sua straordinaria varietà. In circa 100 pagine raccoglie il fascino della regione Alpe-Adria e offre una panoramica stimolante di luoghi speciali, eventi e destinazioni uniche che caratterizzano questo territorio transfrontaliero.

Al centro vi è una selezione accuratamente curata del “best of” tra cultura, sport, gastronomia, eventi e tradizioni vive. Dai paesaggi naturali suggestivi alle specialità regionali, fino ai momenti culturali più significativi e alle esperienze sportive – il BOBmagazine invita a riscoprire ciò che è noto e a conoscere ciò che è ancora sconosciuto. Mostra la regione da diverse prospettive e ne rende le peculiarità accessibili sia agli abitanti sia agli ospiti.


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2026-02-27
(c) eugenio silvestri, laura marzadori
Konzert 2025 - Fabio Ceccarelli
Konzert 2026 - Laura Marzadori & Eugenio Silvestri


Superstars der klassischen Musik begeisterten gemeinsam mit Schülerinnen aus dem Gailtal und Lesachtal

Zwei Weltstars der klassischen Musik waren bei uns zu Gast und begeisterten das Publikum vom ersten bis zum letzten Ton. Das Konzert von Laura Marzadori (Geige) und Eugenio Silvestri (Bratsche), war ohne Zweifel DER Höhepunkt des diesjährigen Kultursommers im Gailtal und Lesachtal.

(c) ingo ortner

Fernab aller Starallüren bereiteten sich die Beiden gemeinsam mit den Schülerinnen der Musikschule Lesachtal–Kötschach-Mauthen in der Sakristei auf ihren Auftritt vor – ein ebenso herzlicher wie berührender Moment der Begegnung. Im bis auf den letzten Platz gefüllten Gailtaler Dom hießen Matteo de Cecco vom Kulturverein Paluzza, Massimo de Franceschi und Ingo Ortner die zahlreichen Besucherinnen und Besucher im Namen aller Helferinnen und Helfer willkommen und eröffneten einen Konzertabend, der dem Gedanken grenzüberschreitender Musik auf eindrucksvolle Weise gerecht wurde.

Was wir zu hören bekamen, waren wahrhaft “Himmlische Klänge”. Mit einem fein abgestimmten Programm begeisterten die Beiden das Publikum. Als Auftakt das Duett KV 424 von Wolfgang Amadeus Mozart. Silvestri legte mit seiner unaufdringlichen, warmen Bratsche einen sensiblen Klangteppich, auf dem sich die Violinstimme von Laura Marzadori frei entfalten konnte. Mit beeindruckender Präzision, technischer Brillanz und zugleich bemerkenswerter Leichtigkeit verzauberte Marzadori das Publikum. Virtuose Höhepunkte setzten Johann Halvorsens „Sarabande und Variationen“ sowie die mitreißende „Passacaglia“ nach Themen von Georg Friedrich Händel. Dazwischen berührten die lyrischen Intermezzi aus Pietro Mascagnis „Cavalleria Rusticana“ und Giacomo Puccinis „Manon Lescaut“ in eindrucksvollen Bearbeitungen für Violine beziehungsweise Violine und Viola. Das Publikum dankte den Künstlern mit begeistertem Applaus für einen Konzertabend von außergewöhnlicher musikalischer Intensität.



Streichorchester der Musikschulen Hermagor, Kötschach-Mauthen und Lesachtal

Die Jungmusiker der Musikschule Lesachtal–Kötschach-Mauthen setzten in der Konzertpause einen ebenso glanzvollen Akzent. Mit „Minuet and Bourrée“ von Henry Purcell sowie „Wildfire“ von Kathryn Griesinger überzeugten sie mit großem Können. Direktor Gerald Kubin zeigte sich von dieser besonderen Auftrittsmöglichkeit sichtlich bewegt.


Schwesterkonzert in Paluzza
Am folgenden Tag wurde das Konzert im frisch renovierten Dom Santa Maria in der Partnergemeinde Paluzza wiederholt. Auch dort begeisterten die Stars aus Mailand das Publikum und setzten ein eindrucksvolles Zeichen für die grenzüberschreitende kulturelle Zusammenarbeit.

25 Jahre Kiwanis Club Gailtal
Das Konzert wurde mit Unterstützung von Kiwanis organisiert und zählt zu den Höhepunkten des Jubiläumsjahres. Der Reinerlös der Veranstaltung kommt Kinder- und Jugendprojekten in der Region zugute und verbindet musikalischen Genuss mit gelebter Solidarität. www.kiwanis-gailtal.at/musikohnegrenzen



Die Künstler

Laura Marzadori (37) ist seit 2014 die 1. Geigerin am Teatro alla Scala in Mailand. Als eine der jüngsten Konzertmeisterinnen in der Geschichte des Hauses prägt sie den Klang des Orchesters mit technischer Brillanz und Ausdruckskraft. Zubin Mehta (ehem. Musikdirektor des New York Philharmonic Orchestra, der Mailänder Scala und der Wiener Staatsoper) sagt über sie: “es hat mich umgehauen – welch Temperament, welch schöner und romantischer Klang, welch technische Präzision!”. Ihr Partner Eugenio Silvestri ist ebenfalls ein begnadeter Musiker an der Mailänder Scala.



Programma di sala

W.A. Mozart - duetto n.2 per violino e viola KV 424 in Sib Magg.
- Adagio- Allegro
- Andante cantabile
- Tema con variazioni

J. Halvorsen - Sarabanda e variazioni per violino e viola sul tema in Re min. di G.F. Händel

Intervallo (a Kötschach - Streichorchester der Musikschulen Hermagor, Kötschach und Lesachtal)

P. Mascagni - trascrizione per violino solo dell'intermezzo di "Cavalleria Rusticana"

G. Puccini - trascrizione per violino e viola dell'intermezzo al terzo atto di "Manon Lescaut"

J. Halvorsen - Passacaglia e variazioni per violino e viola sul tema in Sol min. di G.F. Händel






Streichorchester der Musikschulen

Hermagor, Kötschach und Lesachtal

Leitung: 
Martina Lexer-Schwager, Maria Bernadette Salcher

Besetzung

Violine:
Nora Schwager, Juliana Guggenberger, Nora Salcher, Emma Neuwirth,
Victoria Kronabetter, Christine Luser, Antonia Ebner, Ingrid Perchinig, Katharina Freiberger, Chiara Gratzer

Viola:
Margot Lackner, Annalena Kanzian, Lorena Gailer, Daniela Herzog

Violoncello:
Mira Mörtl

Kontrabass:
Barbara Waldner, Norbert Kampitsch



Musik ohne Grenzen | Musica senza Confini

Eine Veranstaltung des Circolo Culturale di Paluzza und Confinium unter der Schirmherrschaft der Gemeinden Paluzza und Kötschach-Mauthen.

Un evento presentato dal Circolo Culturale di Paluzza e Confinium sotto il patrocinio dei comuni di Paluzza e Kötschach-Mauthen.




Massimo de Franceschi

An dieser Stelle ein herzliches DANKESCHÖN an Massimo de Franceschi, der selbst jahrelang Konzertmeister und 1. Geige des RAI Orchesters war. Seit vielen, vielen Jahren verbindet Massimo und Monika Klaus eine Freundschaft "senza confini".



Maestro Massimo de Franceschi





Rückblick "Musik ohne Grenzen 2026"

Laura Marzadori & Eugenio Silvestri
Das ganze Konzert vom 8. Juli 2026 gibt es auf Youtube zum Nachhören.



Rückblick "Musik ohne Grenzen 2025"

Fabio Ceccarelli
Das ganze Konzert vom 7. August 2025 gibt es auf Youtube zum Nachhören.




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2025-06-23
(c) christianiconography.info
Bischof Hermagoras und Diakon Fortunatus sind zwei Heilige, die um 304 (nach späterer Legende schon um 70) gemeinsam den Märtyrertod in Singidunum (Belgrad) erlitten und deren Reliquien um 400 nach Aquileia gelangten.


12. Juli

Das Fest von Hermagoras und Fortunatus wird im Christentum am 12. Juli gefeiert. Die Verehrung der beiden Heiligen reicht besonders im Raum von Aquileia in die ersten Jahrhunderte nach Christus zurück.

Der aus Kärnten stammende Bischof Poppo von Aquileia widmete ihnen die 1021-31 errichtete Basilika von Aquileia. In der Krypta wird ihre Lebensgeschichte in prächtigen Fresken im veneto-byzantinischen Stil dargestellt.

Hermagoras und Fortunatus sind als Heiligenpaar die Schutzpatrone der Region Friaul-Julisch Venetien (seit 2001), der Erzdiözese Gorizia, der Erzdiözese Udine, Kopatrone des Erzbistums Ljubljana und Patrone zahlreicher Städte und Gemeinden.

Quelle: Wikipedia



Hermagoras

Wird auch als erster Bischof Aquilaeias genannt. Er war Schüler des Apostels Petrus und Nachfolger des Evangelisten Markus. Seine Verehrung in Kärnten kommt aus der Zeit, als die Drau die Grenze zwischen dem mächtigen Patriarchat Aquileia und dem Erzbistum Salzburg darstellte.


Alpenkirche Costa - nahe Torreano

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2025-06-15

vlnr. Andrea Pincin, Ivonne Groing, Sonja Kucher, Teresa Weidhofer, Ingo Ortner, Christoph Wassertheurer, Elisabeth Buchacher, Manuela d'Orlando, Barbara Moretti


Grenzüberschreitendes Treffen auf der Watschiger Alm

Bereits zum 2-ten Mal in diesem Sommer trafen sich die Cooperativa Malghesi della Carnia e Val Canale und der Gailtaler Almkäse g.U., um neue Wege der noch besseren grenzüberschreitenden Zusammenarbeit zu finden. Diesmal mit dabei NLW-Tourismus und Fondazione Agrifood & Bioeconomy FVG. "Wir wollen auf den jahrzehntelangen guten Kontakten zwischen den Almkäsereien dies- und jenseits der Karnischen Alpen aufbauen und mit Hilfe der guten Netzwerkpartner die richtigen Schritte in die Zukunft gehen", Obfrau Elisabeth Buchacher.

Es geht um Produktqualität, Infrastrukturlösungen, Tourismuskonzepte, Leitsysteme, gemeinsame Präsentationsformen und Veranstaltungen (u.a. Gailtaler Käsefest). Die zuständigen Stellen in FVG und auf Kärntner Seite werden informiert, bzw. für die kommenden Planungen miteingebunden.

www.gailtaler-almkaese.at/news




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2025-05-22
(c) prolocofagagnaDas Fest von Fagagna ist eine jahrhundertealte Tradition, die an den ersten beiden Wochenenden im September stattfindet. Am ersten Sonntag im September findet der Corsa degli Asini statt, der am 6. September 1891 geboren wurde. Der Platz wird in eine echte Rennbahn verwandelt, in der die Protagonisten Esel sind, die von einem Jockey auf einem Wagen geführt werden. Das Rennen findet mit der Batteriemethode statt und das Finale findet unter den 5 besten Eseln statt. Eine Jury kontrolliert den regulären Ablauf des Rennens.

Tourismuswebsite Fagagna Corsa degli Asini
Google Maps Fagagna
Pro Loco Fagagna Facebook: heuer findet der Corsa degli Asini am 7. September statt.

Während der gesamten Dauer des Festivals stehen Kioske zur Verfügung, die den Besuchern die Möglichkeit bieten, die typischen Produkte unseres Dorfes kennenzulernen und zu probieren, wie zum Beispiel den Esel Gulasch und den berühmten Frico.


Ufficio Turistico di Fagagna
Centro informazioni turistiche

Piazza Unità d'Italia, 3
33034 Fagagna (UD)

Tel. +39 0432 812162
ufficioturistico@prolocofagagna.it




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2025-05-15

Die diesjährige Ausgabe mit dem Titel "Friaul-Julisch Venetien: strategischer und kultureller Knotenpunkt Europas, zwischen Tradition und Innovation" will eine Reflexion über die Rolle von Friaul-Julisch Venetien als natürlicher und kultureller Knotenpunkt zwischen dem Mittelmeerraum und Mitteleuropa vorschlagen. Die Region wird als ein Laboratorium des Denkens über die großen Themen der Gegenwart vorgestellt, von der Energiewende bis zur zeitgenössischen Bedeutung der Grenze, die nicht mehr als Barriere, sondern als dynamischer Raum der Begegnung und des Wandels verstanden wird.



Das Projekt verfolgt einen interdisziplinären Ansatz, bei dem Geschichte, internationale Beziehungen, Geopolitik, Kultur, Energie und Nachhaltigkeit miteinander verwoben werden. Ziel ist es, den Dialog zwischen den Generationen, die Einbeziehung der lokalen Gemeinschaften und eine kritische und tiefgründige Betrachtung der Region zu fördern.


Ich nahm mir gestern die Zeit, um einige der Panel-Vorträge anzuhören und neue, spannende Kontakte in und rund um Gemona zu knüpfen. Darunter:

Flavia Virilli, Vzbgm und Kulturstadträtin Gemona
Donata Degrasse, Historikerin der UNI Trieste
Alessandro Ambrosino, Doktorand in Genf, Regionale Diplomatie und europäische Integration
Paolo Petiziol, Kulturvereinigung Mitteleuropa
Corrado Valle, Multinational Land Force - Chef des Planungsstabs
Alessia Chririatti, internationale Grenzen und transaltantische Verbindungen

Barbara Zillia, Finanzlandesrätin FVG


Den Kontakt zu Vzbgm. Virilli können und müssen wir auch im Hinblick auf das Käsefest pflegen. Gemona del Friuli wird oft als erste Käse-Stadt Italiens bezeichnet, und zwar aufgrund ihrer starken Käseherstellungstradition und ihrer jährlichen Käsefestes "Gemona, Käse... und Umgebung". Die Stadt beherbergt zahlreiche handwerkliche Käsereien und ist bekannt für ihre regionalen Käsespezialitäten.



Aussstellungstipp

Bis 15. Juni 2025 in der Burg Gemona bei freiem Eintritt: ELIO CIOL






IO SONO FVG

channel TV - suedalpen.net/iosonofvgtv








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2025-04-26
Passend zum italienischen Feiertag (25. April) waren Gisela Hopfmüller und Franz Hlavac auf Einladung des Kulturvereins Mauthen im Cafè Eck und präsentierten u.a. ihre beiden Bücher über die 111 Orte und 111 Genüsse Friaul-Julisch-Venetiens, die man besucht bzw. gekostet haben muss.

Die außergewöhnlichsten Orte und ihre Geschichten sind so vielfältig, wie es für diese nordöstlichste Region Italiens typisch ist - ein kleines Universum, das Augen, Ohren und Gaumen erfreut. Eine kleine Region als kulinarisches Eldorado: Der Rohschinken Prosciutto Crudo, die Würste Salame und Salsicce, die vielen feinen Käsesorten von Montasio bis Formadi Frant, die Polenta, die sehr speziellen Teigtaschen Cjalsons ...

Die Vortragsreise führte von Görz, dem ehemaligen "Nizza Österreichs" und der heurigen Kulturhauptstadt Europas mit seiner Rosa di Gorizia. Dann nach Pordenone und zur Geschichte des Beato Daniele di Ungrispach. Von dort über Sacile und der Frage, was der Salone d'Onore mit seinen schönen Fresken mit Odol Mundwasser zu tun hat, weiter nach Sappada, der höchstgelegenen Gemeinde Friauls, in der der für Italien historisch wichtige Piave entspringt. Wir hörten vom Montasio, Moggio und dem dortigen Benediktinerkloster. Danach von Marano Lagunare und seiner Taverna al Pescatore. Von dort ging's weiter zum UNESCO Weltkulturerbe Aquileia, dem Kampf zwischen Hahn und Schildkröte und nach Monfalcone, der Geschichte der Reederfamilie Cosulich und dem heutigen Luxusdampfer-Bauer Fincantieri - anschließend nach Triest. Der Palazzo Revoltella ist bis heute ein kulturell wichtiger Nachlass des gleichnamigen Triestiner Barons Pasquale Revoltella. Kulinarisch hörten wir von der Liebesgeschichte des Geigers Jancsi Rigó und seiner Geliebten Clara Ward, bzw. der gleichnamigen Rigojanci-Torte. Von dort nach Tarcento bis nach Verzegnis und der Osteria Stella d'Oro, dem ehemaligen Sitz von Pëtr Nikolaevic Krasnov, dem Anführer der Kosaken, der mit seiner Familie im heutigen Speisesaal residierte. Bekannt ist der Ort heute auch durch das Freilichtmuseum von Egidio Marzona in Villa di Verzegnis. Er stellt hier ganzjährig und kostenlos zeitgenössische Kunst aus.

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111 Orte in Friaul, die …
111 Genüsse Friauls, die …

#friaul #cjarsons #tischlbong


25. April

Am 25. April feiert Italien das "Anniversario della Liberazione ", zu Deutsch den Tag der Befreiung. Der Tag hat einen ähnlichen Stellenwert wie das Festa della Repubblica, der italienische Nationalfeiertag. Im weiteren Sinn symbolisiert der Feiertag das erfolgreiche Ende des Kampfes gegen Faschismus und Nationalsozialismus, den Regimegegner erst politisch und Partisanen ab September 1943 auch bewaffnet geführt hatten.



Herwig Ertl

Viele der friulanischen Genüsse könnt ihr täglich beim Edelgreißler Herwig Ertl im Dorf genießen und Euch hier mit Freunden auf die nächste Friaul-Reise kulinarisch vorbereiten.






IO SONO FVG

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2025-04-19

In einer zunehmend komplexen und dynamischen Wirtschaftswelt ist Innovation der Schlüssel zu nachhaltigem Erfolg. Das BIG Picture Modell bietet einen strukturierten und ganzheitlichen Ansatz für das Innovationsmanagement. Es integriert strategische und operative Aspekte und fördert ein unternehmensweites Verständnis von Innovation als zentralen Bestandteil der Unternehmenskultur.

Das Modell unterscheidet zwischen inkrementellen, progressiven und radikalen Innovationen, um unterschiedlichen Anforderungen gerecht zu werden. Gleichzeitig unterstützt es Unternehmen dabei, die Balance zwischen der Optimierung bestehender Prozesse und der Entwicklung neuer Ansätze zu finden. Der Vortrag gibt einen Einblick in die Kernelemente des BIG Picture Modells und zeigt praxisnah, wie Organisationen ihre Innovationskraft gezielt mobilisieren und ihre Wettbewerbsfähigkeit nachhaltig stärken können.

Zoom Meeting am 18. Juni 2025 | 18:00 Uhr
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DI Dr. Hans J. Lercher

... ist Experte für Innovationsmanagement, Strategie und Kreativität. Er ist Gründer des Innovationsberatungsunternehmen BIG Business Innovation GmbH, mit dem er seit 2014 Unternehmen in diesen Bereichen berät. Davor war er von 2001 bis 2014 geschäftsführender Gründungsgesellschafter der IMG Innovation-Management-Group GmbH und weiters an der Gründung von bisher sechs Unternehmen beteiligt.

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2025-03-10

DOLOMITENFREUNDE BAUAKTION 2025

vom 5. Juli bis 26. Juli 2025

Der Weltkrieg der Jahre 1915 - 1918 hat in den Bergen zwischen Ortler und Isonzo zahlreiche Spuren hinterlassen. ​Die DOLOMITENFREUNDE - ein von Prof. Walther Schaumann gegründeter gemeinnütziger Verein - begannen 1973, verfallene Steige entlang der Gebirgsfront 1915-1917 mit Hilfe von Freiwilligen wieder herzurichten und als »Friedenswege« begehbar zu machen, nach dem Motto

»Wege, die einst Fronten trennten, sollen uns heute verbinden!«
Seit 1983 arbeiten die Dolomitenfreunde mit ihren Freiwilligen im Bereich des Plöckenpasses. Dabei entstand ein Freilichtmuseum, dessen Zentrum der Sektor Kleiner Pal darstellt.

Zielsetzung der Aktion 2024 ist es, die Einrichtungen, Wege und Wegmarkierungen im Bereich des Kleinen Pal begehbar zu machen, zu erhalten und zu verbessern und sie so als Mahnmal gegen den Krieg für die Nachwelt zu erhalten.


Das Basislager

Hausalm: Das Basislager befindet sich in 1275 m Seehöhe oberhalb des Plöckenhauses (ca. 15 Gehminuten am Eingang des landschaftlich besonders schönen und unberührten Angerbachtales. Das Basislager besitzt Anschluss an das Stromnetz. Wasser liefert eine eigene Quelle. Die Zufahrt mit PKW ist möglich. Eine Küche, zugleich Aufenthaltsraum, Unterkunft und Büro der Bauleitung, Magazine und

Werkstätten sowie Schlafstellen für die Mitarbeiter stehen zur Verfügung. Falls die Quelle genügend Wasser liefert, gibt es die Möglichkeit, im Waschraum auch eine Dusche zu benützen.


​Das Höhenlager

Kleiner Pal: Das Höhenlager befindet sich in 1815 m Seehöhe unterhalb des Gipfels des Kleinen Pal, knapp 600 Höhenmeter (1-1½ Gehstunden) über dem Basislager. Ein überbauter, blitzschutzsicherer Container bietet für rund 10 Personen Sitzplätze. Für die Mitarbeiter stehen einfache Schlafplätze (Matratzenlager) zur Verfügung. Die sanitären Einrichtungen sind einfach. Das gesamte Gepäck sowie Baumaterial, Verpflegung und Trinkwasser werden mit der Materialseilbahn ins Höhenlager transportiert.


Aufgabengebiete, für die wir Mitarbeiter suchen:

​I. Höhenbaustelle Kleiner Pal: Achtung! Aus logistischen Gründen ist die Personenanzahl für die Höhenbaustelle am Kleinen Pal pro Turnus ausnahmslos auf 10 Teilnehmer beschränkt. Nur bei einer möglichst frühzeitigen Anmeldung können daher Terminwünsche Berücksichtigung finden.

...

Turnus 1: Samstag, 05.07.2025 bis Samstag 12.07.2025
Turnus 2: Sonntag, 13.07.2025 bis Samstag 19.07.2025
Turnus 3: Sonntag, 20.07.2025 bis Samstag 26.07.2025
Anmeldeschluss: 31. Mai 2025


DOLOMITENFREUNDE
Rathaus 390
A-9640 Kötschach-Mauthen
E-Mail: office@dolomitenfreunde.at
Telefonkontakt für Belange des Vereins und des Museums: +43 4715 8513 32
Telefonkontakt für Belange der Hausalm und der Mitarbeiter: +43 664 87 257 87




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2025-02-08

Adresse: Via 25 Aprile, 33028 Tolmezzo UD, Italien
Telefon: +39 0433 487961

ERT Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia nennt sich der Verband aller Theater der Region. Das Theater Tolmezzo ist nach Luigi Candoni (1921-1974) benannt. Er war Publizist, kultureller Animator, sporadisch auch Romanautor und Dichter, Dramatiker und Autor für Radio und Kino.

Nach seiner Rückkehr aus den Vereinigten Staaten, wo er in Washington im Lager Fort Meade in Kriegsgefangenschaft gewesen war, schloss er 1945 sein Studium der Wirtschaftswissenschaften an der Universität Triest ab und wurde 1950 Generalsekretär der SAFAU in Udine. Parallel zu verschiedenen schriftstellerischen Tätigkeiten pflegte Candoni seine dramaturgische Berufung, die 1953 mit dem Preis von Murano für den Text Un uomo da nulla (Ein Mann von nirgendwo) gipfelte, der noch im selben Jahr, am 30. Juni, von der Compagnia primaria Diana Torrieri mit Enrico Maria Salerno und unter der Regie von Gianfranco De Bosio in La Fenice in Venedig aufgeführt wurde.

Aktuelle Aufführungen findet ihr unter diesem Link ...


März 2025

Nel mezzo dell'inferno


Dante komponiert das Inferno inmitten der entfremdenden und schmerzhaften Erfahrung des Exils, weit weg von zu Hause und belastet durch das Gefühl der Ungerechtigkeit. Durch das Schreiben erfindet er so die Möglichkeit, Autor und gleichzeitig Erzähler und Charakter einer Erfahrung von Entwicklung und Erlösung zu sein, die für ihn selbst, aber auch für den Rest der Menschheit gelten wird.

Der Dante-Protagonist dieser Reise in das Reich des Jenseits versteht, dass es die Beziehung zu den anderen - im Zeichen des göttlichen Willens - ist, die ihn trägt und ihn auf den Weg der Erlösung und des Glücks führt.

Der Kontakt mit den Geistern und monströsen Erscheinungen, denen er begegnet, die tiefe Verbundenheit mit seinem Meister Virgil und schließlich die uralte Flamme der Liebe, die ihn mit Beatrice verbindet, die nicht mehr ein stummer Engel ist, den es zu feiern gilt, sondern eine strenge Führerin und maßgebliche Quelle des Mutes.

Das Inferno stellt den schwierigsten Teil dieser Reise dar, der den Dichter und diejenigen, die sich mit ihm identifizieren, mit tiefgreifenden Schwächen, Ängsten und Unzulänglichkeiten in Berührung bringt, angesichts der Vielfalt, die dadurch gegeben ist, dass er unter den Toten lebt und daher kraftvoll gerettet wird. Auf diese Weise schafft Dante die Möglichkeit, eine andere Welt zu schaffen, die mit der realen Welt verbunden ist und in der das Ich eine unmittelbare Erfahrung der Transformation machen kann. Diese Welt ist die Literatur.

Auch bei diesem Theater- und Erlebnisprojekt wurde die Technologie der virtuellen Realität (Immersive Virtual Reality) in Kombination mit einer architektonischen Gestaltung des Raums und des Klangs in 3D gewählt, um das Publikum mit der Gesamtheit einer fantastischen Dimension in Kontakt zu bringen, die die reale Dimension nicht ersetzen soll, sondern mit ihr verbunden bleibt und einen Anreiz für Forschung und Veränderung darstellt.

Die Veranstaltung beginnt mit einem Prolog: ein erster Raum der Begrüßung und der Besinnung, in dem jeder mit sich selbst und der Frage konfrontiert wird: Warum diese Reise? Welche Wünsche und Ängste?

Mit den Visieren werden die Zuschauer einer nach dem anderen über die Mauer, die das Jenseits vom Jenseits trennt, hinaus begleitet und auf ihre eigene Reise gelassen. Der erste Teil der Reise ist für alle gleich, während der zweite Teil die Zuschauer nach dem Zufallsprinzip an drei ausgewählte Orte in der höllischen Umgebung führt und sie dann zu einem gemeinsamen Ende zurückführt. Die Erfahrung bleibt somit wiederholbar und in sich offen, weil sie durch den Kontakt mit dem Tod alle Möglichkeiten des Lebens in sich trägt.

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